Emanuele Salvi

Risorsa gratuita · 8 min di lettura

“Fa tutto schifo.” Quante volte l’hai detto, o l’hai sentito dire? Io, quando lo sento, faccio una domanda sola: tutto, tutto, tutto? Il mindset freelance parte da qui: da come costruisci le frasi che ti racconti sul tuo lavoro.

In questa guida trovi una panoramica del mindset in tre leve: le frasi che ti racconti, il tuo stato emotivo e la disciplina. Sulla prima ti porto più a fondo, con tre frasi che sento spesso e una mia sconfitta vera. Sulle altre due ti do un punto di partenza e un esercizio da fare oggi.

Il mindset freelance parte dalle frasi che ti racconti

Quando un cliente mi dice che tutto va male, non gli chiedo perché. Guardo come ha costruito la frase. Le frasi negative fanno quasi sempre una di tre cose: generalizzano, cancellano oppure deformano la realtà.

Prima capisci che ti stai raccontando una realtà non oggettiva, prima puoi passare all’azione. Se pensi che la frase sia un fatto, non c’è niente da fare. Se è una frase costruita, la puoi rifare. Per capire meglio il mindset in generale, ti rimando alla voce Mentalità su Wikipedia.

Di recente ho passato due ore con un cliente che vedeva tutto negativo. A fine incontro mi ha detto che voleva lavorare di più con me, perché lo porto in uno stato carico e positivo. Abbiamo lavorato sulle sue frasi, e anche sul suo stato emotivo.

“Una frase che ti racconti non è un fatto. È una frase, e la puoi rifare.”

Mani che scrivono su un quaderno: allenare il mindset freelance
Foto di Los Muertos Crew su Pexels

Tre frasi che sento dire e le domande con cui le smonto

1. “Non posso vendere a un prezzo più alto!”

Io chiedo: chi lo dice? Non è che siccome ancora non l’hai fatto, non puoi farlo. E non è che siccome non l’hai ancora fatto nel modo giusto, allora non si può. Se vuoi guardare i numeri, leggi anche quanto far pagare da freelance.

2. “Non posso lavorare meno ore.”

Io chiedo: sicuro? Se alzassi i prezzi, così che sei o sette ore al giorno ti facessero guadagnare come guadagni ora, potresti o no? Non puoi, o non vuoi? Sono due frasi diverse, e la seconda cambia tutto.

3. “Nel mio settore la formazione non serve.”

Faccio finta per un attimo che sia vero. Ammettiamo che tu sia la scienza infusa nel tuo settore, il massimo luminare che non ha più niente da imparare. Troveresti utile imparare a vendere? A migliorare i margini? A ottimizzare i processi e a gestire meglio i clienti?

La domanda non ti dice cosa fare. Ti fa vedere dove la frase si rompe. Da lì puoi muoverti.

Quando il problema non era la tecnica: una mia sconfitta

Ho lavorato con una cliente di Aida Digital Branding, la mia agenzia, con un budget di 600 euro al mese di pubblicità. Nei primi tre mesi incassavamo 12 o 14 mila euro al mese. Poi, da un giorno all’altro, siamo scesi sotto i 5 mila.

La tecnica era quella giusta. Le soluzioni che provavo erano corrette. Ma niente funzionava. Cos’era cambiato? Il momento di mercato. La stagionalità del prodotto, scelto dalla cliente, era finita, e quindi non si vendeva.

Per mesi mi sono sentito in colpa. Anche la cliente viveva male quel calo, perché sentiva di aver perso: da 12 a 5 c’è una bella differenza. Io cercavo una soluzione dopo l’altra, convinto che il problema fossi io.

Una frase che potevo dirmi in quei mesi è questa: “È tutta colpa mia, non so più fare il mio lavoro.” Oggi la riscrivo con le stesse domande che faccio ai clienti. Tutta colpa mia? Cosa dipendeva da me? Cosa no? La frase diventa: “La tecnica era giusta. Il mercato è cambiato. Cosa posso fare io da qui?”

Dopo anni, con lucidità, ho capito una cosa. Prima del mio arrivo, in bassa stagione, quella persona vendeva zero. Il mio risultato peggiore era comunque molto sopra lo zero.

Ho imparato tardi, ma ho imparato. Oggi scavo per capire cosa dipende da me, cosa è mia responsabilità e cosa no. E cerco l’aspetto positivo anche nella peggiore situazione possibile.

Le altre due leve: stato emotivo e disciplina

Lo stato emotivo

Lo stato emotivo si cambia anche con il corpo, non solo con i pensieri. Prima di una call o di un appuntamento con un cliente metto la mia playlist a volume alto, spesso con brani a 130 bpm. Poi faccio la power pose e sorrido. Arrivo sorridendo e trasmetto carica.

La power pose è una postura aperta ed espansiva. Stai in piedi, apri le spalle, il petto e le braccia, e occupi lo spazio. È il gesto che uso io prima di un incontro. Se vuoi approfondire, c’è la voce Power posing su Wikipedia, in inglese.

Se sei da solo e hai davanti una giornata pesante, fai tre cose. Metti una playlist di carica. Stai in power pose. Scrivi quello che hai in testa: trasferire i pensieri su carta fa svuotare la mente. Ascolti la musica, senti le spalle che si aprono, e il corpo racconta al cervello come stai.

La disciplina

Molti freelance non hanno un calendario con slot definiti. Io dico di fissare gli slot del calendario ideale. Su otto ore di lavoro, sei sono con i clienti. Almeno due vanno a formazione e strategia di crescita. Se pensi che nel tuo settore la formazione non serva, torna alla terza frase.

Sono due temi che meritano ciascuno un articolo a parte. Qui ti basta il punto di partenza.

Donna con le braccia aperte, una power pose per il mindset freelance
Foto di Hebert Santos su Pexels

Gli errori da evitare con il mindset freelance

Il primo errore è scambiare una frase per un fatto. “Va tutto male”, “non si può”: sono frasi. Chiediti: tutto? sempre? chi lo dice?

Il secondo errore è darti la colpa per ciò che non controlli. Nel mio caso il mercato era cambiato, e io mi sono dato la colpa per mesi. Capire cosa dipende da te ti fa trovare soluzioni. Capire cosa non dipende da te ti fa smettere di consumarti.

Il terzo errore è fermarti a “non l’ho ancora fatto”. Non averlo ancora fatto non vuol dire che non si possa fare. Forse non l’hai ancora fatto nel modo giusto.

Il quarto errore è saltare la formazione. “Nel mio settore non serve” è una frase, non un fatto. Chiediti cosa impareresti se fossi il migliore nel tuo mestiere.

Domande frequenti sul mindset freelance

Come cambiare mentalità da freelance?

Parti dalle frasi che ti dici. Scrivile, poi chiediti: tutto? sempre? chi lo dice? Dopo scegli un’azione concreta, che porta un risultato subito e non fra sei mesi.

Come uscire da un momento negativo nel lavoro?

Cambia stato prima di cercare soluzioni. Metti una playlist di carica, stai in power pose, scrivi quello che hai in testa. Poi distingui ciò che dipende da te da ciò che non dipende da te.

Quante ore al giorno deve lavorare un freelance?

Dipende da quanto guadagni per ogni ora. Se alzi i prezzi, sei o sette ore possono farti guadagnare come oggi. Chiediti se non puoi o non vuoi. Fissa poi gli slot nel calendario: sei ore con i clienti, almeno due per formazione e strategia.

Come prepararsi a una call importante?

Con il corpo, prima che con le parole. Playlist a volume alto, spalle aperte, power pose e sorriso. Arrivi alla call già carico.

Un esercizio per questa settimana

Scrivi su un foglio la frase che ti dici più spesso sul tuo lavoro. Scrivere svuota la mente. Poi falle queste domande: tutto? sempre? chi lo dice? sicuro? non puoi o non vuoi?

Poi scegli due gesti da fare oggi. Fissa nel calendario le tue due ore di formazione e strategia. E prima della prossima call metti la playlist, apri le spalle e sorridi. Come cambia la tua giornata se arrivi a quell’incontro già carico?

Il tassello che manca: vedere dove sei oggi

Il mindset è un tassello del puzzle, non il puzzle intero. Accanto ci sono vendita, posizionamento, prezzo, consegna, clienti e competenze. Per scoprire quale pezzo ti frena di più, fai il Radar Freelance: poche domande, un risultato chiaro, nessun impegno.

Se vuoi continuare, leggi come prenderti i clienti senza chiamate a freddo. Ogni articolo è un pezzo in più da mettere al suo posto. E ricorda: basta solo trovare il come.